SONAR REYKJAVIK 2016

Sonar Reykjavik 2016 - All Inclusive

Sonar Reykjavik 2016 -  Angel Haze

Reportage Sonar Reykyavik 2016 – Xl Repubblica ( Magazine )

Sonar Reykjavik 2016 - Reykjavíkurdætur

Sonar Reykjavik 2016 - Reykjavíkurdætur

Si narra che quando i vichinghi sbarcarono in Islanda per conquistarla, portarono con se le donne, protagoniste tuttora di una società matriarcale. La tradizione continua in questo Sónar Reykjavík 2016 (18-19-20 febbraio), sia da un punto di vista musicale che di attitudine. Io (Walter) in primis sono stato vittima emozionale di una bellissima vichinga durante l’attesa per il bagno che prepotentemente mi ha strattonato e scaraventato via dalla fila reclamandone la precedenza. Ma la più grande emozione è quella che ci danno in prima serata nella sala Sonar Club by Tuborg le rapper Reykjavíkurdætur. Un gruppo di 16 rapper riot girrrrls che con grande intensità e potenza ci sputano in faccia una canzone sulla violenza sessuale.

Sonar Reykjavik 2016 - Reykjavíkurdætur

Tra pratiche anali e politica il loro live promette cablaggi erotici e masturbazioni con musica ispirata a vagine ed esseri umani. Ritmi e sonorità che vanno dal reggae, hip hop, dubstep e con sirene di attacco aereo nella track :HÆPIÐ …ed ecco a voi le figlie di Reykjavík! A parte loro, i tempi poi si dilatano in quel dell’Harpa e rallentano in pressoché ogni proposta artica: quasi tutte le sale presentano lo stesso stile musicale.

Sonar Reykjavik 2016 - Vok

I Vök per esempio, ci regalano il lato tenero ed etereo della glacialità islandese, il loro suono è costituito da un’elettronica sognante, vocine sottili accompagnate da sassofoni distanti anni luce e chitarre al vetriolo che colorano il “mistico” di shapes of grey. Una sorta di mistero ancestrale extra uterino.

Sonar Reykjavik 2016 - Annie Mac

Dall’Irlanda all’Islanda Annie Mac irrompe sulle scene con il suo dubstep rigorosamente infarcito di elettronica made in UK e di pillole funky dai colori sbiaditi dal tempo.

Il contagio boreale si espande poi oltre oceano con la rapper di Detroit Angel Haze, autrice di monologhi incazzati sugli abusi e sulle disuguaglianze, per poi arrivare alla vera star dei momenti più dance ed excstasianti dell’Harpa: The Black Madonna. Capello corto spettinato e platino, occhialoni neri e maglietta che lascia intravedere il peso della tecno infettata dal pop, dance e altre malattie sonore. Mai un secondo ferma, è lei a muovere i fili di un pubblico oramai in trance sia per via del beat che per il freddo polare della Sonar Lab: un quadretto molto underground che ben si attacca al muro sonoro, caldo e buio, dove tutti si perdono con gioia. Noi compresi, tant’è che ci dimentichiamo di farle uno scatto.

8 people

Come nelle più rispettabili società matriarcali, anche gli uomini hanno la loro parte. Noi abbiamo avuto orecchie solo per quelli che ci sembravano più guerrieri e al tempo stesso amanti dell’arte visuale. Gli All Inclusive (Martin Kilvady & Mankan) ci propongono una performance tra danza e visual interattivi, con suoni realizzati in tempo reale che variano tra bass, classica, afro funk e musica elettronica. Anche Good Moon Deer ci offre un livello non solo musicale ma anche performatico e visuale di grande qualità tutta islandese.

Sonar Reykjavik 2016 - All Inclusive

Sonar Reykjavik 2016 - Good Moon Deer

Altri Islandesi che nel corso degli anni hanno maturato sia l’esperienza che i muscoli sono Úlfur Úlfur. Le loro canzoni vanno duro. Non hanno paura di pensare fuori dagli schemi e andare oltre i confini della musica rap, mescolare diverse ideologie insieme e creare qualcosa di straordinario lungo la strada.

Sonar Reykjavik 2016 - Ulfur ufur

Che dire poi dei Kiasmos,

Sonar Reykjavik 2016 - Kiasmos

già conosciuti al Sonar 2015 e alla sala Bikini di Barcellona, nonché al Elita Festival di Milano con la loro musica molto trascinante, anche se in entrambe i casi l’impatto visuale lasciava un po’ a desiderare (una foto statica di aurora boreale che cambiava a ogni pezzo) mentre in casa Harpa hanno giocato più di creatività. Abbiamo dedicato loro 15 minuti della nostra esistenza polare per un paio di scatti fuori dall’Harpa, sullo sfondo i gabbiani e il porto di Reykjavik. Un sorrisino, un accenno di simpatia, ma oltre questo… il gelo e la poca voglia di rispondere al nostro entusiasmo. Peggio per loro, diremo noi.

Sonar Reykyavik 2016 - Kiasmos

Squarepusher indimenticabile come sempre, tra suoni e intermittenze visuali, tutto in tempo reale, rigorosamente curato da lui stesso, un grande artista completo, bajista di origine, rimane uno degli esponenti più importanti dell’etichetta Warp che si riconferma una garanzia.

Sonar Reykjavik 2016 - Squarepusher

Hudson Mohawke e Boys Noise elevano la temperatura al massimo, in barba al freddo islandese. La sala Sonar Club è pienissima rispetto al giorno precedente.

14 Hudson Mohawke

BOYS NOISE vince per immaginario visuale e colore,

Sonar Reykjavik 2016 - Boys Noise

Boys Noise

oltre a offrirci una performance musicale tra Kraftwerk e Duft Punk, dai ritmi sempre più incalzanti e boom bass dupstep e new disco, ma con una originalità e raffinatezza tutta sua, stile Berlinese. Anche qui c’è lo zampino WARP.
Il gran finale, esplode nella sala SONAR LAB. In scena: la tecno bass islandese di SKENG vero nome Árni E. Guðmundsson.
Sonar Reykjavik 2016 - Skeng
È uno dei migliori DJ di Reykjavik, e posso assicurare che mi ha fatto impazzire. Il suo amore per il vinile e giradischi non conosce confini.

E in Islanda i confini sono quelli tracciati all’orizzonte dalla luce tagliente della palla solare.

Testo di Tea Guarascio e Walter Conte – Foto Tea Guarascio